In memoria di Silvio Coppola
uno dei progettisti più poliedrici e versatili del '900

(Brindisi 1920 | Milano 1985)

Il gruppo Exhibition Design


La nascita del gruppo Exhibition Design coincide con un periodo - la seconda metà degli anni '60 - di crisi e di ridefinizione dell'identità delle discipline condivise tra grafica e disegno industriale. 

Nell'introduzione al catalogo Progetto/Struttura - Metodologia del design, edito in occasione della mostra al Museo Progressivo d'Arte Contemporanea Città di Livorno (1975), si rimarca il fallimento del radical design nel dialogo con l'utente finale, prospettando un designer che eviti di porsi come mediatore tra una domanda viziata dagli interessi di mercato e produzione e che sia capace ancora di fare e di divulgare la ricerca e la sperimentazione nel dialogo tanto con le masse quanto con l’industria.

Design ricerche plastiche, Palazzo Reale, Milano, 1969

❝Se il design è percepito come avamposto del consumismo capitalista, tanto da parte delle correnti radicali quanto all’interno dell’ADI, la grafica italiana, dinanzi all’avanzare delle agenzie di stampo americano a servizio completo, prende consapevolezza dello scoramento graduale dalla pubblicità.❞

Alcune Riflessioni

Nel suo classico "Artista e designer" (1966) Bruno Munari (1907-1998) afferma: 

❝Il sogno dell'artista è comunque quello di arrivare al Museo, mentre il sogno del designer è quello di arrivare ai mercati rionali.

Munari mette così a confronto due modi di fare cultura.

...

Diversi anni dopo, sulle pagine delle "Arti" (1975), Silvio Coppola precisa freddamente:

❝Il sogno del designer è quello di arrivare nelle raccolte pubbliche (musei), oppure sui cataloghi delle mostre, oppure sulla pagine delle pubblicazioni di categoria, oppure, in mancanza d'altro, per caso, negli allestimenti sceneggiati di qualche servizio d'arredamento dei settimanali femminili. Insomma, va bene l'elogio del mercato rionale (così come vanno bene l'urgenza politica e lo sforzo critico), purché venga riconosciuto nelle cattedrali della cultura, o quantomeno in quelle del consumo. Importante che il designer sia considerato un competente che progetta per il mercato rionale; e non che ci finisca a lavorare.

Silvio Coppola profetizza dunque gli effetti dell'apologia munariana:

❝Resta il fatto che tu hai riesumato il mercato rionale e d'ora in avanti, qualche Esteta Illuminato, di quelli che tirano fuori il social-design o il popular-design o il mega-naval-design, e chi ne ha più ne metta [...] avrà una griglia critica in più e potrà chiederci: "Scusi Lei, signor Designer Famoso, è mai stato alla Bovisa nel mercato del giovedì?❞

L'idealizzazione del mercato rionale, prosegue Coppola, fornisce

❝il motivo per un attuale "agora design" (che non è il mercato del design, né il mercato degli schiavi - sia pure a caro prezzo - sia bene inteso), ma il vetrino di un esame di coscienza da ultima spiaggia.❞

...

Coppola teme quindi che il suo lavoro venga letto tramite una griglia critica o etica imposta da qualcun altro, magari a posteriori. Oggigiorno, in mancanza di una meccanismo adeguato di legittimazione esterna, sono sorte diverse griglie critiche, politiche ed etiche interne al settore. In mancanza di legittimazione, autolegittimazione. Ma questa basta a nascondere un crescente senso di irrilevanza e lenire le frustrazioni di designer disconosciuti che hanno investito parecchi anni nella formazione?

La filosofia del gruppo Exhibition Design

Il gruppo di ricerca Exhibition Design (ED) nacque nel vivo del fermento socio-culturale del design industriale italiano, individuando nella sperimentazione un punto di convergenza tra le metodologie del graphic design e quelle del design industriale. I membri del gruppo si concentrarono in particolare sul concetto di pre-design — ovvero l'attività che precede il progetto vero e proprio — con l'obiettivo di mettere in mostra non tanto il prodotto finito e il suo aspetto estetico, quanto il metodo logico impiegato per accostarsi a esso.

La scelta del nome evidenzia chiaramente il manifesto del gruppo: concepire lo spazio espositivo come un'occasione d'incontro con il pubblico, una piattaforma in cui condividere i risultati delle indagini condotte e il metodo di lavoro stesso.

Sebbene l’operato di ED (la cui parabola si esaurì intorno al 1976) abbia avuto un'eco modesta nel dibattito contemporaneo, il gruppo guidato da Silvio Coppola fu capace di proporre una riflessione concreta sul ruolo del designer nella società.

Investendo nella sperimentazione, ED seppe rimodellare lo spazio espositivo in un luogo di diffusione e dialogo prima ancora che di esibizione, rappresentando così un nuovo paradigma nella relazione tra domanda, produzione e progettista.

Il gruppo ED che lavora sui laminati plastici, 1969. Nella foto: Bruno Munari, Silvio Coppola, Franco Grignani, Giulio Confalonieri

Design ricerche plastiche, 1969.
Nella foto: Bruno Munari, Franco Grignani, Giulio Confalonieri, Silvio Coppola

Sei grafici italiani presentati da Hispano Olivetti, Copenaghen, 1971. Nel manifesto sono presenti i profili stilizzati di Franco Bassi (Olivetti), Giulio Confalonieri, Silvio Coppola, Franco Grignani, Bruno Munari, Pino Tovaglia

Photo credits: Ugo Mulas e Jurgen Becker, tratte dal sito pinotovaglia.it

Fonti

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Fonti consultate per questa sezione:

① Silvio Coppola un'eredità smarrita, Collana DesignVerso, Scuola del Design, Politecnico di Milano, 2023

② Vittorio Fagone e Lara-Vinca Masini, Progetto/Struttura - Metodologia del Design, 1975

③ Silvio Lorusso, Il design diluito, silviolorusso.com, 2020